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Questo Mondiale appena scarpe jordan 2017 terminato porterà per sempre con sé il trionfo della Germania, risultato di uno strapotere tecnico e tattico, frutto di una programmazione da ammirare e imitare, Ma, come sempre, c’è l’altra faccia della medaglia, quella del dolore dei padroni di casa brasiliani, partiti solo ed unicamente per stravincere il torneo, che invece si sono dovuti arrendere ai loro limiti, che sono tutti venuti fuori nel clamoroso 1-7 della “tragica” semifinale con la “Mannschaft”, La delusione sarà dura a scemare, ma dopo ogni grande sconfitta, si deve trovare sempre un nuovo punto di partenza, magari concentrandosi sulle giovani promesse, sugli astri nascenti che, a dire la verità, non mancano di certo in Brasile..

Tralasciando i già affermatissimi Neymar e Oscar, ne viene scarpe jordan 2017 in mente uno in particolare: nasce l’8 Settembre del 1992 a Belo Horizonte e si chiama Bernard Anício Caldeira Duarte, o più semplicemente “Bernard”, Centrocampista di fascia sinistra, bassa statura, (solo 168cm), molto rapido e tecnico, fenomenale negli inserimenti e nei calci piazzati… insomma, a dispetto della statura, sicuramente un giocatore davvero interessante, La svolta decisiva nella sua carriera arriva nel 2013, quando viene prelevato dallo Shakhtar Donetsk per una cifra vicina ai 25mln di Euro, Dopo 29 presenze condite da 2 gol, adesso la situazione di Bernard è quantomeno particolare: la situazione politico economica che sta vivendo l’Ucraina è catastrofica, e la città di Donetsk è tra le zone che ne stanno risentendo maggiormente, Ovviamente tutto ciò si ripercuote anche nel “Mondo Calcio”, con lo Shakhtar che sta facendo i salti mortali per riuscire a gestire i propri calciatori, soprattutto gli stranieri della rosa, e in particolare la folta “colonia brasiliana”..

Per il piccolo fenomeno cresciuto nell’Atletico Mineiro scarpe jordan 2017 si apre così la strada della cessione verso l’Europa che conta, Il cartellino di Bernard, a oggi, è valutato 20Mln di Euro, una cifra impegnativa ma probabilmente trattabile, vista la mancanza di prospettive che può garantire un campionato come quello ucraino, Ancora la caldissima estate del calciomercato è lunga, e chissà se il talento di Bernard non potrà finire “al servizio” di qualche top team europeo..

Nominare giocatori come Alessandro Del Piero, David Beckham, Zinedine Zidane, Michael Ballack può davvero far capire come un prodotto possa rappresentare un modo di intendere un gioco, il calcio. adidas Predator non è solo una scarpa da calcio, è qualcosa di più forte che negli anni è cresciuto attraverso delle vere e proprie leggende che sono state la vera ispirazione di una grossa fetta di generazione dagli anni ’90 ad oggi. Ognuno di noi ha un modello preferito, una versione che sente sua. Ovviamente nel corso di questi anni, durante la crescita e l’innovazione, abbiamo storto il naso alle prime immagini (non lo nascondiamo di certo, pure noi siamo rimasti molto spesso spiazzati) ci siamo rammaricati di non ritrovare piccoli dettagli che amavamo di un modello (quanti di noi hanno versato lacrime nel momento in cui adidas ha eliminato la linguetta con l’elastico?!), ma poi ci siamo innamorati di nuovo, perchè dietro ad ogni nuovo modello c’è un enorme lavoro di tante persone, di tanta passione e ricerca.

Durante la Coppa del Mondo abbiamo apprezzato le Predator Instinct, il nuovo modello rilasciato da adidas, nella colorazione Battle Pack da pochi giorni abbiamo apprezzato il lancio vero e proprio della colorazione nero/bianco/rosso che è da sempre la combinazione di colore più rappresentativa di adidas Predator, Dopo averla analizzata singolarmente ed avervi spiegato tutte le caratteristiche negli articoli precedenti, oggi vogliamo soffermarci su un altro punto: a quale dei modelli “storici” Predator possiamo accostare, per caratteristiche ed estetica, la nuova Predator scarpe jordan 2017 Instinct?.

Avrete subito capito dall’immagine, per noi le Predator Instinct di oggi, sono lo scarpino più vicino possibile alle adidas Predator Mania del 2002. Siete d’accordo? Crediamo di si… Ci sono, ovviamente, differenze sostanziali tra i due scarpini: partendo dalla tomaia, infatti, tecnologia ed innovazione hanno portato le “lethal zones” a diventare parte integrante dello scarpino nelle nuove Instinct e le riteniamo molto interessanti per forma e disposizione, mentre le Mania erano interamente in pelle, ma già con un “accenno” alle zone. Vi ricorderete bene che sulla parte interna della tomaia frontale le tre strisce erano di un materiale molto simile alle Instinct attuali, studiato per favorire tiro e passaggio. Di certo non un caso.

Esteticamente la Predator Mania forse è stata una delle più belle mai realizzate, la differenza principale sta nella linguetta, sparita dal modello Adipower (tanto caro a Van Persie), la Instinct la ricorda in maniera importante, la caratteristica scarpe jordan 2017 che più le accomuna sono le tre strisce adidas passanti nella suola, uno di quei dettagli che tanto piace agli appassionati della linea Predator, Non ce la sentiamo di fare un paragone tra le suole, sicuramente quella della Predator Mania ha fatto la storia (prima e vera suola SG mista di adidas), ma oggi materiali e studio sono davvero molto molto avanti, Interessante invece il tallone, sicuramente meno “rifinito” nelle Mania, ma molto simile se paragonato alle Instinct..

Abbiamo riassaporato il gusto e la tradizione Predator e volevamo fortemente condividere con voi le nostre sensazioni su un nuovo prodotto che, essendo appena stato lanciato sul mercato, merita davvero molta attenzione e delle analisi continue, in maniera scarpe jordan 2017 tale che possiate fare le vostre scelte con più elementi in mano possibili..



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