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Sembrano passati in un lampo, questi 25 anni, Ma il ricordo è impossibile da cancellare, tantopiù quando rappresenta l’apice ineguagliato di una vita sportiva, Non vogliamo dire che il 26 giugno sia diventato festa nazionale in Danimarca, ma neanche ci andiamo troppo distanti! Non deve quindi stupire che la federcalcio danese abbia scelto di celebrare degnamente la ricorrenza, mettendo nuovamente di fronte dopo un quarto di secolo le due protagoniste di quella storica sfida, E così, lo scorso 5 giugno, sul prato del hogan interactive donna Brøndby Stadion sono tornate ad affrontarsi Danimarca e Germania: molti dei ragazzi scesi in campo, in quel 1992 non erano ancora neanche nati, potendo quindi solo immaginare le emozioni vissute in quei giorni dai loro genitori… ma di sicuro, sono ben consci di cosa rappresenta a tutt’oggi quel trofeo per il loro Paese, i cui precedenti trionfi calcistici si perdono in qualche lontana medaglia olimpica in bianco e nero, Proprio per questo, l’occasione era troppo ghiotta per non elevare il momento con una speciale 25 års jubilæumstrøje, Tantopiù se di mezzo c’è Hummel, che oggi come allora, è tornata a vestire gli scandinavi per un matrimonio che, pur tra qualche controverso passaggio, rimane indubbiamente tra i più riusciti nella storia dello sport..

Beninteso, è palese l’essere di fronte a un omaggio a quella gloriosa casacca, nulla più; coloro i quali attendevano una replica anastatica della divisa del 1992, resteranno verosimilmente delusi, L’armatura di capitan Lars Olsen e compagni era infatti pienamente nel solco della hogan interactive donna fantasia cromatica d’inizio anni Novanta: seguendo la prassi del tempo, la tradizionale maglia rossa danese era stata di fatto mutilata da Hummel, con l’aggiunta di marcati spazi bianchi che ammantavano spalle e fianchi, e di singolari maniche che incontravano una fitta palatura biancorossa; per non tacere di pantaloncini e calzettoni, forieri di dettagli neri..

Un’uniforme entrata nella hogan interactive donna storia, sì, ma forse troppo legata a quel decennio, forse troppo figlia del suo tempo per risultare ancora attuale, oggi, Sarà per questo che Hummel avrà scelto di guardare, più che altro, all’essenza di quella vecchia casacca, dando così vita a una divisa completamente nuova, ancorata al ricordo del passato ma aggiornata ai canoni moderni, 25 anni dopo, Christian Eriksen e compagni sono quindi scesi in campo, all’apparenza, con la loro consueta maglia nazionale, rossa con dettagli bianchi: ma l’occhio non può che essere rapito dalle due grandi sezioni bianche che presidiano le spalle — e inglobanti le iconiche frecce del marchio danese —, che quasi per gestalttheorie ci rimanda, pur non essendovene traccia, a quella divisa di cinque lustri addietro..

Nonostante il retaggio di un’epoca, a livello stilistico, tra le più destabilizzanti mai attraversate dal calcio, il resto della casacca è permeato da un generale senso di pulizia, in cui risalta l’elegante colletto chiuso da un elaborato scollo romboidale. La bordatura dorata applicata allo stemma federale tradisce l’intento celebrativo della divisa, rimarcato nella parte interna del tessuto dal motto, in inglese, #ShareLegends con cui nei mesi scorsi Hummel aveva dato il la all’operazione nostalgica, e dall’adagio emozionale, e per questo giustamente in danese, « en del af noget større » (« parte di un qualcosa di più grande» ).

Non mancano altri rimandi commemorativi in questa tribute jersey — come nel risvolto del colletto, in cui trova posto l’ easter egg della silhouette hogan interactive donna della Coppa Henri Delaunay —, tuttavia il più grande omaggio a quell’affermazione continentale risiede in bella vista su busto e schiena, dove Hummel è andata a ripescare l’identico font Italic presente sulla casacca del 1992, Una scelta forse tutt’altro che casuale, dato che proprio questo dettaglio rappresentò una delle più grandi innovazione del tempo in ambito calcistico: dopo qualche sporadica sperimentazione in competizioni giovanili, Euro ’92 fu la prima competizione internazionale a introdurre la novità dei numeri sul petto, unitamente all’apposizione dei cognomi sulla schiena… in parole povere, visivamente, la nascita del calcio come oggi lo conosciamo..

L’unica differenza tra il font del 1992 e quello del 2017, l’unica concessione alla celebrazione, risiede nella sua struttura interna: al corpo pieno, oggi lascia spazio la minuscola e minuziosa elencazione di tutti i protagonisti del trionfo di 25 anni addietro. Simile grafia è stata applicata anche alla numerazione dei pantaloncini — qui in controtendenza rispetto all’uniforme del 1992 sopra cui, molto curiosamente, si registravano due diversi caratteri tra maglia e calzoncini! —; di fatto l’unico guizzo in un capo molto semplice e illuminato unicamente da una bordatura a contrasto, così come accade per i calzettoni tuttavia arricchiti, questi ultimi, anche da un rimando al Dannebrog all’altezza del rivolto. Ma in questa zona dell’uniforme — “riciclata” dall’attuale divisa danese vista nelle qualificazioni mondiali —, a farla da padrone rimangono essenzialmente le flèche Hummel.

Se andiamo alla ricerca di una maggiore voglia di passato, di un più solido rimando a quell’ormai lontano trionfo, curiosamente dobbiamo volgere lo sguardo tra i pali della porta, Il giorno della hogan interactive donna storica finale, all’Ullevi Stadion di Göteborg, Peter Schmeichel respinse ogni attacco teutonico con indosso una iridescente divisa, decisamente difficile da far passare inosservata — per quanto, alla fine forse ben più sobria rispetto ai capi sfoggiati da alcuni suoi colleghi del tempo —, ulteriormente arricchita da un groviglioso reticolo che si snidava lungo busto e braccia..

Proprio questa caratteristica struttura esagonale, è stata ripresa quasi pedissequamente 25 anni dopo per vestire il giovane Frederik Rønnow, con la sola differenza del suo inserimento su di un completo all black tono su tono, che pur mantenendo un marcato legame col suo indumento d’origine, mostra ora uno stile più distinto e affine hogan interactive donna ai tempi moderni, Solo bordini e altri dettagli bianchi qua e la, sventano il timore di un capo fin troppo tetro, Una maglia, quella di Rønnow, destinata a rimanere un esemplare unico, un sogno per tutti i collezionisti del mondo; al contrario della divisa biancorossa di Eriksen, seppur replicata in un’ edizione limitata di 999 esemplari, verosimilmente già andati a ruba, Ma stavolta, l’aspetto commerciale è davvero l’ultima cosa che conta: ricordare quell’estate svedese, celebrare a soprattutto tramandare quell’incredibile impresa, sono stati il motore dietro a un’operazione che ci ha dato una divisa forse non fedele, forse non perfetta, ma sicuramente e ugualmente emozionante come poche..



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