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Al tempo, come detto, pensare di posizionare il simbolo della vittoria lontano dal cuore, sembrava pura eresia… toccherà attendere il Duemila, con quell’insolito biennio a tinte romane — prima Lazio e poi Roma —, per vedere per la prima volta lo scudetto farsi da parte e cercare altri lidi sulla maglia, senza la pretesa di voler andare a sfrattare lo stemma societario, Nel 1985 erano altri tempi, certo, ma ciò nonostante non può non suscitare una qualche emozione, amazon vans anche tre decenni dopo, veder così svilito quello che, per buona parte del tifo, rimane l’unico simbolo deputato a conservare e tramandare la storia e i valori di un club, Semplicemente, di una passione..

Serie B Alabarda XL E se parliamo di stemmi e simboli, è impossibile non volgere uno sguardo anche alla Serie B, campionato che forse in quella stagione ci offrì spunti e sperimentazioni anche superiosi rispetto alla massima categoria, Se per il Verona, come abbiamo visto, lo stemma fu quasi uno scomodo impaccio sulla maglia, l’esatto opposto avvenne sopra la rossa casacca della Triestina, in questa decade sfortunata nell’inseguire una promozione sempre sfumata sul filo di lana, Un nome storico del calcio italiano, amazon vans seppur assente dalla Serie A dal lontano 1959, ma capace di rimanere comunque impresso nella mente degli appassionati, Come avvenne per tanti altri club del tempo, anche i giuliani rimasero invischiati nel tunnel del makeover, sottoponendo la propria uniforme a corposi cambiamenti che, nel loro caso, coinvolse più di tutti il loro stemma, l’alabarda..

Già ridisegnata nel 1982 secondo le mode del tempo — in una versione mai troppo amata dalla tifoseria, ironicamente ribattezzata cocal (gabbiano) per la somiglianza più alla silhouette del pennuto che non di un’arma —, nell’occasione questa migrò (scusate l’infima battuta) dal cuore al busto, estendendosi a tutta la larghezza della divisa, Una soluzione più affine al mondo delle franchigie nordamericane che non dei club amazon vans italiani, sdoganata a suo tempo da J.D, Farrow’s per la Fiorentina d’inizio decennio, La grande alabarda, quell’anno firmata  Fashion Sport, contrassegnerà i giocatori triestini per quasi tutti gli anni ’80 e, anche se in qualche modo finirà per snaturare quella classica maglietta rossa, indubbiamente ebbe il pregio di conferire il maggiore risalto possibile al simbolo di una squadra, di una città, di un intero popolo..

Brescia. Scritto senza la V Lo stesso non si può dire di un’altra uniforme, quella del Brescia, che pure ai nostri occhi appare come una delle più identitarie al mondo. Quello scaglione rovesciato non ha infatti bisogno di presentazioni, deputato dal 1927 a introdurre in campo l’undici delle Rondinelle. Eppure, se andassimo a spulciare negli archivi bresciani ci renderemmo conto di quante varie e diverse siano state, dagli anni ’70 e per il successivo quindicennio, le divise che hanno calcato l’erba del Rigamonti: da soluzioni small a semplici magliette a tinta unita, da arditi template spaccati a insolite sbarre, tutto a discapito di quella povera scapulaire de’ noantri troppo spesso maltrattata, soprattutto una volta che l’invadenza degli sponsor la additò per sempre a scomodo impaccio con cui convivere.

Questo fu ciò che accadde nel 1985, quando la maglia bresciana era formalmente attraversata da un canonico scaglione, tuttavia diventato quasi invisibile poiché letteralmente assottigliato dai designer Gazelle, nonché spostato verso la zona inferiore del busto per lasciare spazio al rinnovato stemma della Leonessa — pure qui spostato e ingrandito al centro del petto, evidentemente amazon vans la Fiorentina fece scuola in questa decade — e, più verosimilmente, al marchio pubblicitario sovrastante, Una divisa comunque vicina, più di altre del decennio, alla tradizione delle Rondinelle; e forse, per chi crede in queste cose, non sarà stato un caso vederla a fine stagione cogliere la promozione in Serie A..

Serie B… andiera Promozione che, suona strano dirlo oggi, non riuscì a centrare la Lazio. La società che appena dieci anni prima sfoggiava lo scudetto sulle maglie, toccò negli anni ’80 il punto più basso della sua storia moderna stagnando per varie stagioni in serie cadetta; il tutto mentre l’altra metà della città eterna, inversamente, era nel pieno di momenti fra i più esaltanti mai vissuti. Fu questa, per il popolo biancoceleste, una decade di profonda e indicibile sofferenza. Anni in cui le parole «Serie» e «C» non erano più un semplice sfottò ma, al contrario, divennero via via un tangibile spauracchio che, un paio d’anni più tardi, solo una zampata al fotofinish di Giuliano Fiorini eviterà di trasformare in atroce realtà.

Ma furono anche anni che, proprio per la situazione quasi disperata, quasi a un passo dalla definitiva scomparsa, finirono per cementare profondamente il legame fra squadra e tifosi, pronti a gremire ogni domenica gli spalti del amazon vans vecchio Olimpico anche di fronte ad Arezzo, Campobasso, Sambenedettese… sempre al proprio seggiolino, sempre come fosse una finale, E questo senso di appartenenza, ancora oggi, sopravvive racchiuso in un semplice capo, una « maglia bandiera » che dopo trent’anni ancora fa fremere chi ebbe il privilegio di vederla in campo con i propri occhi, Una maglia che ha finito per fagocitare tutte le altre casacche laziali degli anni ’80, divenendo per appassionati e non l’icona per antonomasia di quel decennio a tinte biancocelesti..

Un vero e proprio paradosso poiché, in realtà, quella divisa venne sfoggiata unicamente in due stagioni, 1982-83 e 1986-87 : ma, verosimilmente, le emozioni che si portarono dietro tali annate — rispettivamente il ritorno in Serie A dopo il pasticciaccio del Totonero, e la Serie C scampata all’ultima giornata — finirono per conferire alla amazon vans maglia bandiera un’aura ancora maggiore rispetto a quella pur giustamente acquisita, Invece, in quel 1985 la Lazio indossava la sua tradizionale maglietta, celeste con bordini bianchi, L’inconfondibile aquila stilizzata della famiglia Casoni, introdotta come stemma societario nel 1982, qui rifugge dal cerchiare il busto dei calciatori limitandosi, molto semplicemente, a svettare in piccolo nello spazio sopra al cuore..



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