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Tornando all’away del West Ham, era bianca con colletto, pinstripes e marchi claret, Assente dunque il celeste, se si esclude il contorno dello stemma, Sul campo questa divisa non ebbe molta fortuna, Gli Hammers la indossarono a Birmingham, nell’ultima giornata del 2002-2003, dove il 2-2 in casa del City non fu sufficiente hogan outlet serravalle ad evitare una cocente retrocessione nonostante un finale di stagione in rimonta, Nella stagione successiva terminò il rapporto sia con Fila che con Dr.Martens, sostituiti rispettivamente da Reebok e Jobserve..

«Fin dalla sua fondazione la Juventus è stata depositaria di un’ estetica assai particolare, in campo e fuori, capace di sintetizzare la componente aristocratica e quella hogan outlet serravalle elitaria, la nobiltà con il popolare, il portamento signorile al sudore proletario», queste le parole con cui il critico d’arte Luca Beatrice ha riassunto i valori di una squadra — e di una maglia — tra le più famose nella storia del calcio, Strisce bianche e nere che nei prossimi mesi saranno al centro di un’attesa sempre più crescente, quando sopra di esse cadranno per la prima volta nuove stripes, quelle di adidas, Tra le curiosità maggiori, c’è quella di sapere cosa apparirà sulla schiena di chi le indosserà….

La divisa juventina, quasi immutabile a sé dai primi vagiti del Novecento, ha infatti attraversato un discreto turbinio — ben maggiore rispetto alla concorrenza — per quanto concerne un fondamentale elemento del gioco: nulla può infatti avere inizio, su di un prato verde, senza quei numeri dipinti sulla schiena, Cifre che, ogni qualvolta hanno incrociato sui loro passi le tinte bianconere, hanno spesso finito per pestarsi i piedi a vicenda, Ma prima di approfondire questo complicato e articolato rapporto, è forse necessario fare un salto indietro alla Torino di fine Ottocento, fulcro di un’ancora giovane e acerba Italia, per capire come hogan outlet serravalle e perché un’ancora sconosciuta maglia, un giorno, abbracciò dei colori così diversi, Così difficili, E così vincenti..

Ancora oggi non sappiamo da cosa nacque tutto. A Torino c’era una squadra di «foot-ball», come si soleva chiamarlo all’epoca, nata pochi anni prima e già emersa tra le più importanti della città, ma suo malgrado alle prese con dei seri problemi di candeggio … Per un club nato rosanero, era quantomeno bizzarro scendere in campo, agli albori del Novecento, con delle casacche ogni giorno sempre più bianche. Fu a quel punto che John Savage, in anticipo di sessant’anni su Andy Warhol, riuscì a ottenere quel suo quarto d’ora di popolarità che prosegue ancora oggi. Era solo un commerciante di tessuti, un nome che sarebbe caduto nell’oblìo della storia, se non fosse stato per quel lotto di maglie acquistate a Nottingham nel lontano 1903.

Savage era tra i soci di una Juventus ancora hogan outlet serravalle lontana parente di quella che sarebbe diventata nei decenni a venire, a partire dalle amatoriali camicie — con cravattino nero, come elegante moda dell’epoca — con cui, nella piazza d’armi cittadina, affrontava «derbies» d’antan contro la Torinese, la Real Società Ginnastica e l’Audace, Maglie e colori presto scomparsi, sotto il sempre più pressante progredire del rampante calcio italiano, Fu proprio l’inglese a proporre ai suoi compagni l’uso di nuovi indumenti, più adatti alla pratica sportiva e pescati nella natìa Inghilterra, Da qui in avanti si entra in un limbo lungo più di un secolo, poiché fin d’allora il susseguirsi degli eventi rimase avvolto nel mistero, Forse Savage, in qualche modo legato al Notts County, richiese direttamente le uniformi dei Magpies a un amico di Notthingham salvo ripiegare, per problemi di fornitura, sui rivali del Forest….

O magari furono proprio queste fiammeggianti mute le prescelte, d’un  Garibaldi Red cromaticamente affine al rosa juventino dell’epoca, ma mai giunte a Torino dopo aver imboccato una sliding door che, inconsapevolmente, finì per cambiare la storia di una squadra destinata a diventare tra le più famose al mondo. L’unica certezza, rimane la sorpresa dei «foot-ballers» torinesi al momento di scoperchiare quell’attesa cassa arrivata dalla Britannia. Non fu affatto amore a priva vista per le nuove divise bianconere, tanto che la loro adozione dovette essere messa ai voti, esattamente come avvenne sei anni prima per la denominazione societaria. Due elementi che nei successivi cento anni contribuiranno a formare l’identità del club agli occhi di milioni di appassionati, ma paradossalmente accomunati alla nascita da un’accoglienza più che controversa.

Due toni considerati dai più dei “non colori” ma che in realtà, rispettivamente, uniscono e annullano tutte le tinte dell’iride, Il bianco abbraccia tutti i colori dello spettro elettromagnetico, mentre il nero è la loro completa assenza, I calibratori delle tinte che vestono la nostra vita, questi sono andati ad hogan outlet serravalle adagiarsi sopra il vestito di una Vecchia Signora che, nonostante l’età, da oltre un secolo fa girare la testa a più di uno spasimante, Indossate più per la fretta dettata dall’imminente campionato che non per vera scelta, la fortuna di queste casacche fu quella di venir ritenute, per l’appunto, molto “fortunate” in campo, tanto che bastarono loro un paio d’anni per portare all’ombra della Mole quel trionfo che diverrà poi noto, circa vent’anni dopo, come “scudetto”, Un binomio, quello tra le maglie bianconere e quel piccolo triangolino tricolore, trasformatosi in una costante — una piacevole abitudine per taluni, assai irritante per talaltri — sopra i manti verdi del bel paese..

Giorno e notte, bene e male, luce e tenebre, una sequela infinita di antipodi scatena la visione di un contrasto così netto, Una dicotomia che entrerà definitivamente nell’immaginario sportivo con gli anni Trenta, quando la Juventus instaurò un Quinquennio d’oro che monopolizzò la neonata Serie A come mai era accaduto prima, Carlo Carcano costruì una squadra capace di inanellare hogan outlet serravalle cinque campionati di fila, e che grazie alle parate di Combi, ai contrasti di Rosetta e Caligaris, alle geometrie di Monti e, in avanti, alle reti di Borel e del “ritardatario” Cesarini, portò definitivamente i colori bianconeri nel gotha del calcio, È la nascita della Fidanzata d’Italia, l’affermazione del cosiddetto Stile Juve, Molto più di un semplice vezzo estetico..



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