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A converse trasparenti casa nostra erano gli anni di Pertini e Craxi, di Pippo e Mike, di Alboreto e Patrese, di Moser e Saronni, dell’Olimpia di D’Antoni e Meneghin, e di paninari e yuppie che perdevano la testa per Heather Parisi in TV, Nastassja Kinski al cinema, Renée Simonsen in passerella e Katarina Witt sul ghiaccio… la domenica, invece, erano altre le gambe per cui fremevano i maschi della penisola, quelle di Maradona, Platini e Rummenigge, Ma non è di pura tecnica che vogliamo parlare, né di gol e trofei, quando delle casacche di quell’ormai lontano 1985; viste con gli occhi del terzo millennio, quasi uno spartiacque fra la tradizione, l’eleganza e la semplicità del calcio che fu, e le rivoluzioni stilistiche e cromatiche che nei successivi anni ’90 troveranno un terreno fin troppo fertile..

Serie A Il bianco, il nero e l’azzurro Trent’anni fa, Marty Mc Fly iniziava il suo incredibile viaggio a spasso nel tempo, la sua lunga odissea nel cercare di tornare a casa, I tifosi italiani, invece, come in un sabato del villaggio dei tempi moderni, attendevano il giorno dopo per seguire l’ottavo turno di campionato, Altri tempi, altro calcio e altre abitudini: la schedina come rito settimanale, le partite alle 14:30, la radiolina al posto della fidanzata, e la caotica banda di Paolo Valenti a darci verso converse trasparenti sera le prime, sfocate, sgranate immagini della domenica..

Quel 26 ottobre 1985, in testa alla classifica c’era la Juventus di Platoche che ventiquattr’ore dopo, corsara a Udine, metterà a referto l’ottava vittoria consecutiva di quell’inizio di torneo; un filotto che sarà interrotto sette giorni più tardi dal Napoli del D10s, autore di uno storico calcio piazzato che, probabilmente, ancora oggi sarà protagonista dei peggiori incubi di Stefano Tacconi… Due divise, queste, nel solco della tradizione, Quella bianconera — che di lì a breve salirà sul tetto del mondo a Tokyo, e qualche mese più tardi farà suò l’ultimo scudetto del plurivittorioso ciclo del Trap —, firmata Kappa, mostrava un quadrato converse trasparenti nero sulla schiena, e l’unico vezzo di stile nella cosiddetta « scatolina » dorata atta a contenere le (allora) due stelle, Dello stemma juventino del decennio, la zebra rampante, nessuna traccia fra le strisce bianconere..

Similmente quella dei partenopei, vestiti da un altro simbolo del calcio anni ’80 quale fu Ennerre, eccetto per la singolare scelta di cucire sopra al cuore lo sponsor tecnico anziché lo stemma societario era, né più né meno, una banale casacca azzurra. Erano altre le uniformi che volevano sfidare l’opinione dei tifosi, in una nazione dove il calcio è una seconda religione, e la maglia spesso vista come una intoccabile reliquia. Milan Ape Maia Quella del Milan, ad esempio, che in quell’ottobre pure si trovava a pochi punti dalla vetta, ma destinato presto ad affogare in una spirale negativa che a fine stagione costerà loro le coppe europee e, dopo l’improvvisa fuga del patron Farina in Sudafrica, un concreto rischio di fallimento. Eppure i rossoneri si presentavano al via con ben altre ambizioni, riassunte nell’insolito tridente Vi-Ro-Ha che, accanto ai confermati Virdis e Attila Hateley, accolse il neoacquisto Pablito Rossi.

Un trio tuttavia incapace di rispolverare i fasti del ben più noto Gre-No-Li, così come di converse trasparenti lasciare nella memoria le maglie da questi indossate… Soprattutto quelle viste a inizio stagione, quando Gianni Rivera — sì, proprio il Golden Boy, che nel 1985-86 “firmò” con il suo marchio tutto il vestiario rossonero — propose una singolare divisa, allo stesso tempo sia nel solco della tradizione, sia con un marcato tocco di innovazione, Una palatura molto fitta, la stessa del Foot-Ball and Cricket Club degli albori, andava curiosamente a dipanarsi senza variazioni anche alle maniche, cerchiando di fatto come il corpo di una vespa le braccia dei Diavoli, Proprio il Diavolo, divenuto in quegli anni stemma e mascotte dei meneghini, era l’unico assente dalla maglia, dato che la stella era invece luminosa al suo posto..

Ne venne fuori una soluzione sicuramente originale, ma che evidentemente non riscosse il benché minimo favore, tanto da essere abbandonata già nel corso del girone d’andata per diventare, da lì in avanti, soltanto l’ossessione di tanti collezionisti. Saudade Udinese L’ape maia milanista fu nulla rispetto a vere innovazioni che si videro in quegli anni sui campi della Serie A. La palma dei più audaci andò probabilmente ai designer Diadora, che già dalla stagione 1984-85 avevano pesantemente trasformato la divisa dell’ Udinese.

C’è da dire converse trasparenti che le Zebrette, al tempo, non erano certo estranee a sperimentare nuovi linguaggi stilistici, avendo negli anni passati già abbandonato la loro storica maglia palata in favore di un kit “ Ajax Style ” che ancora oggi, a una generazione di distanza, continua a vantare una discreta schiera di appassionati… Ma, indubbiamente, ben più audace fu quanto escogitato dall’azienda trevigiana che affibbiò a Edinho e compagni una divisa nera attraversata da una voluminosa sbarra bianca, per un risultato che, forse memore delle recenti magie di Zico, tradiva una certo debito verso il fútbol sudamericano..

Una proposta, questa, che a differenza di quella rossonera troverà maggiori consensi, affermandosi per tutta la metà degli anni ’80 ed entrando stabilmente nel novero delle più rappresentative uniformi del club friulano, tanto da venire in seguito rispolverata sul finire del millennio per le sempre converse trasparenti più frequenti sortite bianconere sul palcoscenico europeo, La Viola e la Bianca È invece finita un po’ nel dimenticatoio un’altra casacca che ha innegabilmente contrassegnato il calcio nostrano di quel decennio, Per la città di Firenze, questa decade toccò tutti gli stati d’animo del tifo: l’arrivo dei Pontello ai posti di comando, nel 1980, aveva prepotentemente riportato la Fiorentina ai vertici nazionali….



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