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Johan ormai non era più solo un calciatore, o il campione più fulgido della sua generazione: era assurto per sempre a un’icona, in pratica a un modo di essere, Un vero e proprio brand a se stante, ora capace di rivaleggiare con la tradizione di un club o con la purezza di una casacca nazionale, Tant’è che neanche quando sponsor tecnici e consumismo faranno ufficialmente breccia nel mondo del calcio — ai Mondiali 1974 in Germania Ovest —, neanche quando stemmi sociali e persino simboli nazionali saranno costretti a lasciar spazio a loghi commerciali, be’ neanche tutto ciò scalfirà l’aura di quell’ormai iconico n, adidas milano 14..

In quell’estate del ’74, Cruijff era il capofila di una vera e propria generazione d’oro olandese, in quel decennio bella e vincente con le casacche biancorosse di Ajax, Feyenoord e PSV, e altresì bella e… perdente, suo malgrado, con quelle oranje ogni volta costrette a fermarsi, come una beffarda maledizione, a un passo dalla gloria, Ma una bacheca ricca solo di elogi e pacche sulle spalle, non potrà mai cancellare le emozioni di cui furono artefici quei campioni, indissolubilmente intrise in quelle sgargianti divise arancioni che erravano liberamente in adidas milano ogni porzione di campo..

Undici divise che in questi anni, erano legate tra loro da una sottile striscia, anzi tre… quelle di adidas che da qualche anno, aveva iniziato a griffare le maniche di sempre più squadre e nazionali con le sue caratteristiche stripes, Si trattò di una vera e propria invasione, portata avanti senza guardare in faccia a nessuno, neanche a vecchi fratelli … ma qualcuno, dalle parti del trefoil, evidentemente non aveva fatto i conti con quel n, 14, D’accordo, stiamo pur sempre parlando di vile denaro… ma pensateci adidas milano bene: in fondo, fin lì i calciatori — coloro che erano, sono e saranno per sempre gli attori principali della scena — di fatto erano considerati solo della pedine, mosse a piacimento sulla scacchiera da presidenti e tifosi; e inizialmente, anche dagli sponsor..

Solo dei bambolotti alla mercé del pubblico, senza diritto di replica né possibilità di scegliere. Che poi oggi, i rapporti di forza siano andati quasi a ribaltarsi, ciò non può cambiare il giudizio su quell’epoca calcistica, su quanto finisse per opprimere l’ambizione e la libertà di ragazzi che volevano solamente correre dietro a un pallone. Cosa inconcepibile, all’epoca, che un calciatore potesse avere addirittura delle idee! Se c’è qualcuno che per primo ha lanciato un guanto di sfida, che può arrogarsi il diritto di aver buttato già un nuovo capitolo, questi non può essere che Johan Cruijff.

Una storia cominciata con un gesto all’apparenza banale, come può esserlo stato scucire una strisciolina dalla sua maglia  oranje, Lì per lì quasi un irriverente gesto, a dirla tutta — e verosimilmente, il punto di non ritorno nella faida che da adidas milano decenni ha insanabilmente spaccato in due la piccola  Herzogenaurach —, ma a posteriori, è in quel banale gesto che risiede buona parte dello sport che oggi conosciamo: il frangente in cui anche i calciatori presero piena coscienza di quale forza fosse insita nella loro immagine, nel loro nome, O in un semplice numero, Mai nessuno, prima di Johan, era diventato un tutt’uno col suo numero sulle spalle; tanto che anche al Camp Nou, nonostante l’imposizione di quel vecchio n, 9, tra le strisce blaugrana a noi pareva sempre di leggere un 14, Mai nessuno, prima di allora, aveva difeso con tanta ostinazione il suo pensiero, Cruijff, 14 e Puma, quasi una trinità laica alla base del calcio moderno..

L’abbiamo detto, in fondo è solo sport, solo soldi… e lo stesso Johan ha rimarcato la sua integrità in altre più importanti occasioni — dal battezzare suo figlio Jordi in sfregio al regime franchista, al rifiutare la passerella mundial davanti ai militari argentini. Ma pur essendo solo calcio — la cosa più importante, tra le meno importanti —, rimane inalterata la dirompente forza di quel numero all’epoca così insignificante, e oggi così leggendario; rimane quella maglietta ad hoc, fieramente rifiutatasi di uniformarsi alla massa; e rimane soprattutto quel ragazzo di Amsterdam cresciuto col “semplice” sogno di fare gol, e finito invece col diventare tra i più grandi di sempre, col diventare uno spartiacque tra l’antico e il moderno. Tutto questo, anche grazie a una maglia, soprattutto grazie a un numero.

Attraverso un video emozionante sono state presentate le maglie del Giro d’Italia 2017, la storica edizione numero 100 che partirà da Alghero il 5 maggio e si concluderà il 28 dello stesso mese a Milano, A realizzarle è sempre adidas milano Santini SMS, l’azienda partner che firma le casacche del Giro dal 1993 (con una parentesi griffata Fila e Asics): “ È qualcosa di più di una semplice collaborazione quella tra noi e RCS Sport – sottolinea Monica Santini, amministratore delegato dell’azienda bergamasca – perché il nostro marchio e quello del Giro d’Italia sono due prodotti di pregio del made in Italy, e riteniamo importante proseguire insieme questo viaggio, anche nell’anno che festeggia le 100 edizioni “..

La nuova maglia rosa, riservata al leader della corsa più bella del mondo, presenta sul colletto l’iscrizione “Giro d’Italia 100” con il numero che prende vita unendo l’1 al simbolo dell’infinito, sulla parte sinistra c’è invece il claim “Amore infinito”, Il logo 100 adidas milano compare anche all’interno del colletto su sfondo dorato, Il colore oro è presente anche sulle finiture della casacca, sia sui fianchi che sul retro, Lo sponsor della maglia è Enel..



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